La torre e la masseria fortificata ventimigliana di Resuttano

di Salvatore Farinella©, testo pubblicato in Le Madonie n. 8, 1997 e integrato con il testo tratto da S. Farinella©, I Ventimiglia. Castelli e dimore di Sicilia, edizioni Editori del Sole, Caltanissetta 2007, p. 212-221

La torre della masseria fortificata ventimigliana di Resuttano (foto S. Farinella©)
La torre della masseria fortificata ventimigliana di Resuttano (foto S. Farinella©)

Fra tutti i manufatti architettonici riconducibili all’attività edilizia svolta dai Ventimiglia nel corso del tardomedioevo la torre di Resuttano appare fra i più significativi per la presenza di due particolari che identificano la costruzione come propria dei Conti di Geraci. Creduta fino a poco tempo addietro (e denominata) il "castello di Resuttano" l’attuale torre, che fece parte dei domini feudali ventimigliani e della vasta Contea, rappresenta indubbiamente una delle strutture più rilevanti fra quelle realizzate dalla famiglia madonita.

La torre di Resuttano si erge su di una collinetta a circa 480 metri di altitudine compresa in una delle anse dell’Imera meridionale, poco discosta dall'asse autostradale della Palermo-Catania che segue il corso del fiume: percorrendo il nastro stradale, nei pressi dello svincolo per Resuttano si scorge immediatamente la costruzione che, sebbene diruta, domina la riva sinistra del corso d’acqua. Attualmente la torre ricade in contrada Irosa nel territorio del comune di Resuttano, dal quale dista circa un paio di chilometri. Il sito, topograficamente indicato dalla cartografia ufficiale come “Masseria Castello”, occupa una posizione definita superba, «une terrasse qui domine d’un dizaine de mètres le lit majeur du fleuve Imera meridionale» (1), isolata sebbene risulti contornata dalle più alte e lontane creste montuose delle Madonie.

La scelta del sito dove erigere la torre di Resuttano non dovette essere casuale, benché a prima vista il luogo possa apparire piuttosto sottomesso rispetto al territorio circostante. Diversi fattori strategici avranno indotto sicuramente gli autori di questa costruzione a preferire un siffatto sito tutt’altro che “canonico” nella edificazione di strutture fortificate (di solito i siti privilegiati per la costruzione delle strutture difensive erano quelli di altura, arroccati e difficilmente raggiungibili): la presenza di un corso d’acqua rilevante come quello del fiume Imera che, fin dai tempi antichi, aveva costituito una valida via di penetrazione interna dell’isola oltre che la linea di confine fra diversi popoli e diverse culture (2); in secondo luogo la confluenza di una rete trazzerale che attraversando il sito della torre di Resuttano collegava la costa settentrionale siciliana (e quindi le Madonie) all’entroterra siciliano e dunque ad Enna. Accanto a ciò avrebbe potuto giocare un ruolo non secondario anche la posizione baricentrica della collinetta rispetto alla vallata del fiume Imera, posizione che ricorda per certi versi l’ubicazione del maniero di Castelbuono.

 

Ruderi della masseria fortificata ventimigliana di Resuttano (foto S. Farinella©)
Ruderi della masseria fortificata ventimigliana di Resuttano (foto S. Farinella©)

Sull’origine della torre di Resuttano gli storici (locali e non) sembrano concordare anche se, come vedremo, l’attuale edificio riserva notevoli sorprese. Come infatti suggerisce il toponimo, sembra che qui fosse stato edificato da parte dei musulmani un rahal, un casale fortificato: Rahàl-suptanum, Rahalsuctano, Rahalsuttani, Rahal-sultan sono infatti tutti etimi di origine araba che rivelano la presenza di una masseria fortificata in un periodo imprecisato di quella dominazione. Benché il toponimo possa indurre a una datazione pre-normanna del sito e nonostante una prospezione abbia rivelato un'abbondante presenza di elementi ceramici databili dal periodo pre-greco al periodo romano ed alto-medievale con elementi d’epoca normanna e federiciana, è stato tuttavia rilevato come nessun elemento possa attestare per il sito di Resuttano-Irosa una continuità fra l’alto-medioevo e il periodo normanno, sebbene il casale di pianura configuri la tipologia dell’abitato aperto del XII e del XIII secolo (3).

In assenza di fonti scritte e facendo leva sul toponimo di origine probabilmente araba appare dunque pacifica per alcuni studiosi (specialmente del posto) la costruzione della torre di Rahàl-suptanum in pieno periodo musulmano, spingendosi gli stessi ad attribuire all’edificio una datazione addirittura alla metà del X secolo (4). Leggono ancora fra le cronache medievali i medesimi autori che, durante la conquista normanna dell’isola, il Conte Ruggero “castrum apud Petralegium, anno Domini Incarnationis 1066, turribus et propugnaculis extra portam accuratissime firmavit” (5); da questo castello costruito nei pressi di Petralia il Gran Conte Ruggero avrebbe attuato quella strategia di guerriglia che, attraverso rapidi guasti e saccheggi nelle campagne vicine, avrebbe portato alla immediata capitolazione di numerose roccaforti ancora in mano ai musulmani, non ultima quella di Castrogiovanni.

Se pare certa l’edificazione di un nuovo fortilizio appena fuori le mura di Petralia (extra portam) come ci descrive il Malaterra, al fine di rafforzare la roccaforte madonita nella strategia di conquista attuata dai normanni (6), sembra piuttosto improbabile l’identificazione di questo nuovo castrum con la torre di Rahàl-suptanum così come è stato proposto da alcuni studiosi (7). Ciò, ovviamente, per una serie di argomentazioni che portano ad escludere una simile ipotesi: innanzitutto se il Malaterra avesse voluto indicare la costruzione di un fortilizio nel territorio di Petralia e sufficientemente distante dall’abitato si sarebbe certamente limitato a scrivere apud Petralegium senza ricorrere a quel extra portam che indica invece l’immediata vicinanza del nuovo castello alla cittadina madonita; in secondo luogo le turribus et propugnaculis dei quali fu munito il castrum fanno pensare a una struttura difensiva piuttosto complessa dotata di bastioni e torri, e non a una semplice torre come quella di Resuttano benché un tempo contornata da mura di cinta e altre strutture che, comunque, non possono ricondurre a un vero e proprio castello.

Sebbene la torre di Rahàl-suptanum non possa essere identificata con il castrum costruito dal Conte Ruggero nel 1066 come descritto dal Malaterra, tuttavia la conformazione del sito dove sorge la struttura richiama alla mente un tipo di fortificazione prettamente normanna dell’epoca della conquista e del periodo successivo: il "donjon su motta". Il termine "motta" (probabilmente di derivazione francese) indica infatti una collina, naturale o realizzata artificialmente, sulla quale veniva edificata una struttura edilizia a torre, appunto il donjon: il terrapieno dotato di torre era poi cinto da una cortina muraria - a volte una semplice palizzata in legno - in modo tale da chiudere tutto il complesso in un baglio fortificato. Questa tipologia di fortificazione - adoperata peraltro frequentemente, se ancora oggi permane nei toponimi di numerose località che conservano il nome di Motta - sembra essere stata introdotta appunto dai Normanni allo scopo soprattutto di alloggiare piccole guarnigioni a presidio del territorio, oltre che per servire da stazione di transito: alcune di queste strutture svilupparono successivamente forme di abitati che diedero luogo a veri e propri centri urbani mentre altre, conservando in parte inalterato l’aspetto originario, divennero vere e proprie masserie fortificate a guardia dei feudi di pertinenza.

 

... continua

 

 

Note

 

1 - G. Bresc, H. Bresc, L’habitat sicilien Médiéval: prospection dans le territoire des Madonies (22-30 juil- let 1983), in Structures de l’abitat et occupation du sol dans les pays méditerranéens. Les méthodes et l’apport de l’archéologie extensive, Castrum 2, Rome-Madrid 1988, p. 62.

2 - Ricordiamo che il fiume Imera, nei suoi due tratti settentrionale e meridionale, costituì per diversi secoli la linea di confine fra le popolazioni dei Siculi e dei Sicani, oltre a divenire parte della linea di demarcazione di due dei tre Valli in cui fu suddivisa la Sicilia dai Musulmani.

3 - G. Bresc, H. Bresc, L’habitat sicilien Médiéval, cit., p. 62.

4 - G. Lo Vetere, Appunti per una storia di Resuttano, Caltanissetta 1991, p. 14. Cfr. anche A. M. D’Anna, G. Lo Vetere, I. Macchiarella, R. Trombello, Resuttano. Conoscerlo e amarlo. Storia-Arte-Monumenti-Tradizione musicale, Atti del Convegno 24 giugno 1995, Comune di Resuttano, Caltanissetta 1995; A. Manasia, Resuttano (Rahalsuptanum), Caltanissetta 1921, p. 8; P. Giusto De Pietra, Bagni di giovinezza Siciliana. Contributo alla Storia Municipale di Piazza Armerina, Resuttano, Noto, Vittoria 1932, p. 36.

5 - G. Malaterra, De rebus gestis Rogerii Calabria et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi ducis fratris eius Rerum Italicarum Scriptores, (a cura di E. Pontieri), Bologna 1928, II, p. 48.

6 - Dello stesso avviso è il Maurici, il quale ritiene che fu proprio Petralia la base della prima spedizione normanna, nel 1068, verso Palermo. Cfr. F. Maurici, Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Palermo 1992, p. 95 e segg. .

7 - Cfr. nota 4.