Studi e ricerche in attesa di pubblicazione

In questa sezione del sito presento gli studi e le ricerche ultimate e in attesa di pubblicazione. Oltre tre decenni di ricerche d'archivio e di indagini sul territorio mi hanno consentito di studiare alcuni argomenti della storia di Gangi e del suo territorio, ma anche delle Madonie e della vicina Nicosia: grazie al rinvenimento di numerosissimi documenti inediti ritrovati nei vari archivi, e grazie ai numerosi indizi rinvenuti sul territorio, ho potuto ricostruire diversi aspetti della più ampia storia del nostro borgo, non senza sorprese che - come spesso mi è accaduto - hanno consentito di ristabilire alcune verità storiche.

Qui si propongono le copertine e un abstract dei predetti lavori, in attesa di tempi più propizi alla loro pubblicazione per la migliore condivisione con tutti.

2008

S. Farinella©

L’inesplorato Monte Alburchia.

Dal centro indigeno ellenizzato all’abitato ellenistico e romano: Engyon o Herbita ?

Aspetti topografici, storici e archeologici di un sito del territorio di Gangi: contributo alla conoscenza archeologica dell’alta valle dell’Imera meridionale

 

Questo lavoro, ultimato nel 2008 nel cinquantesimo anniversario della prima campagna di scavi e dell’istituzione del Museo Archeologico di Gangi, mira a fare il punto della situazione su Monte Alburchia dal punto di vista più propriamente scientifico, attraverso la raccolta di tutti gli elementi che concorrono alla conoscenza del sito. 

L’inesplorato Monte Alburchia è il titolo che ho voluto dare a questo lavoro, prendendolo in parte a prestito dall’opuscolo pubblicato dal Nasello, un pò per rendere merito allo studioso gangitano che per primo - dopo Gandolfo Felice Bongiorno nel 1761 - si è occupato del nostro sito e un pò per sottolineare come ancora dopo mezzo secolo questo nostro sito rimanga ignorato.

Il presente lavoro è un contributo alla conoscenza archeologica dell’alta valle dell’Imera meridionale e indaga sugli aspetti topografici, storici e archeologici del centro indigeno ellenizzato ed ellenistico-romano di Monte Alburchia, vissuto per oltre un millennio senza soluzione di continuità.


2010

S. Farinella©

L'abbazia di Santa Maria di Gangi Vecchio.

Storia, arte e misteri

dell'antico cenobio benedettino

 

Una sistematica ricerca di fonti, che ho potuto intraprendere qualche anno fa, ha fortunatamente rivelato una considerevole quantità di documenti inediti che, in maniera alquanto inaspettata, ha ampliato di parecchio l’orizzonte delle conoscenze sull’antica abbazia benedettina di Gangi Vecchio: grazie alla documentazione inedita rinvenuta ho potuto ricostruire la storia vera dell'antica abbazia e la sua vera fisionomia. Il testo, ultimato nel 2010, è ricco di immagini e contiene numerosi grafici di ricostruzione del cenobio e del territorio di pertinenza. Il testo inoltre propone la risoluzione di alcuni misteri dell'abbazia di Gangi Vecchio, come la presenza dell'aquila imperiale sul portale e altre vicende.

Il 2013 segna una tappa importante per quella che fu un tempo la rinomata abbazia di Santa Maria di Gangi Vecchio: in questo anno ricorre infatti il 650° anniversario della fondazione del monastero e in- sieme il 600° anniversario della sua elevazione ad abbazia. Due date che scandiscono due momenti significativi nella vita del cenobio benedettino e che segnano profondamente la vita di un ampio territorio: a questo lavoro lungo e faticoso affido dunque il compito di celebrare le due ricorrenze, ma soprattuto il compito di far conoscere  buona parte di una storia celata per oltre sei secoli.

 


2010

S. Farinella©

Il giorno dello Spirito Santo a Gangi

Culto, festa e processione fra storia e tradizione

con una guida alla processione

e all’iconografia dei Santi

 

A dieci anni dal mio primo libro sulla chiesa dello Spirito Santo (La chiesa dello Spirito Santo in Gangi. Fabbricazione, trasformazioni e fatti d’arte dal 1576 attraverso i documenti inediti, Assoro 1999), mi viene sollecitato da più parti un approfondimento sulla processione che annualmente si svolge a Gangi in onore dello Spirito Santo, il Lunedì di Pentecoste: un argomento di grande importanza per la nostra cittadina e per coloro i quali (moltissimi) ogni anno raggiungono Gangi da ogni parte della Sicilia per assistere all’avvenimento, un argomento che per diverse ragioni non ho trattato appieno nel precedente lavoro. E' certamente uno degli eventi religiosi più singolari, con la partecipazione di ben quaranta statue portate in processione e la cosiddetta “cùrsa di’ Santi”: la processione dello Spirito Santo - come comunemente viene indicata - e la festa da cui deriva risultano documentate da almeno 360 anni.

Il testo, per quel che è possibile, tenta di risalire alle origini dell’evento cercando di dare una lettura storica e antropologica dei presupposti, consentendo anche di seguire l’evento stesso attraverso la sua minuziosa descrizione e la lettura iconografica dei numerosi simulacri.

Questo scritto è perciò diretto a quanti la comprensione degli eventi e della storia appare utile esercizio per assaporare, con la conoscenza, la propria partecipazione a quegli stessi eventi e a coloro i quali, sebbene distratti dalla amenità di un soggiorno turistico, sono disposti a guardare oltre l’apparente veste di una manifestazione folcloristica.


2010

S. Farinella©

Quasi dirutta et in ruynam

Chiese e ospedali scomparsi a Gangi

XII-XVIII secolo

 

Il presente saggio storico - che costituisce stralcio di una più ampia ricerca sulla Chiesa gangitana - tratta delle chiese di Gangi non più esistenti e che, insieme alle chiese ancora oggi presenti, costituivano un ricco patrimonio di architettura, arte e cultura religiosa di non modesta entità: fino alla fine del Seicento la nostra cittadina poteva contare infatti complessivamente una trentina di chiese tutte funzionanti e ben quattro hospitalos intesi nelle due accezioni di strutture di accoglienza per viandanti e di strutture per il ricovero di infermi e di orfani.

Di talune di queste chiese scomparse oggi rimane solamente il ricordo nel toponimo di una via o in una edicola votiva, mentre di altre se n’è perduta perfino la memoria. L’esistenza di queste strutture è tuttavia testimoniata dalle carte d’archivio: una lunga ricerca mi ha consentito di imbattermi in inediti documenti (contratti d’opera, di vendita o d’affitto, soggiogazioni, testamenti, riveli delle anime e dei beni) che “parlano” di come queste chiese oggi perdute fossero funzionanti fin dal Trecento e di come siano rimaste attive almeno fino alla fine del XVII secolo.

 


2010

S. Farinella©

Egidio da Mola e santa Rosalia. Due Santi per una peste

Straordinari prodigi, sane devozioni e inquietanti risvolti nelle Madonie del Seicento, fra l’inventione di santa Rosalia, un frate cappuccino mai canonizzato, la peste e altri accadimenti

 

Su frate Egidio da Mola - cappuccino laico vissuto a Gangi nella seconda metà del Cinquecento, considerato da subito e fino a oggi beato - esistevano pochi documenti che ne delineavano la vicenda umana e soprattutto i prodigi operati a seguito del rinvenimento dei suoi resti, a cinquant’anni dalla morte. Tuttavia fra le “carte ufficiali” della Chiesa non c’è traccia di un suo processo canonico: né presso la Postulazione della Curia Generale dei frati Cappuccini - che si occupa delle Cause di Canonizzazione dei Servi di Dio presso la Santa Sede - né nell’elenco della Congregatio de causis sanctorum index ac status causarum presso l’Archivio Segreto della Citta’ del Vaticano.

Il testo si sviluppa come un lavoro d’indagine, un “dossier storiografico” che cerca di ordinare la vicenda alla luce dei nuovi e inediti documenti d'archivio, e di dimostrare come ipotesi conclusiva come nel frangente della peste del 1625, in cui emerse la figura di santa Rosalia, due Santi per una peste fossero troppi.

L'inchiesa si fonda su diversi documenti d’archivio, pochi già noti, la maggior parte assolutamente inediti rinvenuti in anni di ricerca: documenti che chiariscono aspetti e che gettano nuova luce sugli eventi, ma che allo stesso tempo fanno intravedere nuove chiavi di lettura dell’intera vicenda. Temi complessi, dove l’intreccio fra avvenimenti, interessi e società, fra personaggi politici e maggiorenti locali, alti prelati ed abili Gesuiti, comunità francescana e gente comune costituisce il lastricato di quella strada impervia

che avrebbe dovuto condurre alla canonizzazione del frate “che libera dalla peste”.


2011

S. Farinella©

Gangi. La guida

Storia, arte, archeologia, tradizioni e gastronomia

nella città dello Zoppo e dei Musei

 

Gangi: un paese che ti affascina con

la sua storia, l’archeologia, l’architettura medievale,

l’arte manierista, barocca e contemporanea,

un paese che ti prende per la gola

e che ti fa vivere bene per tutto il tempo che

vorrai dedicare al tuo soggiorno.

Questa guida è concepita per essere il mentore di ogni visitatore,

il suo compagno di viaggio alla scoperta di cose nuove, per aggiungere alle sue conoscenze una originale e

stimolante esperienza, con la garanzia di una

genuina, corretta e affidabile esposizione

delle informazioni di carattere storico, artistico

e descrittivo, frutto di una approfondita

ricerca: e si potrà rivedere il passato ... con gli

occhi della fantasia.


2012

S. Farinella©

Omnes divisas que tenimento Geracii pertinent

Alle origini della contea di Geraci

L’insediamento normanno dei de Craon

nelle Madonie del XII secolo:

la famiglia e i territori

 

Il ritrovamento di alcuni “segni” nel territorio madonita mi ha dato modo di rivisitare uno dei più singolari documenti della Sicilia normanno-sveva, quello relativo all’assegnazione del tenimento di Geraci alla contessa Guerrera de Craon, datato 1195, che Enrico Mazzarese Fardella ha pubblicato nel suo Tabulario Belmonte oramai circa tre decenni or sono.

Si tratta di un documento della fine del XII secolo, che definisce la consistenza territoriale della signoria feudale madonita di Geraci in epoca pre-ventimigliana, riconducibile al primo periodo svevo ma che testimonia l’antico possesso da parte di famiglie “normanne” e quindi la genesi stessa di questo dominio feudale fin dalla prima epoca normanna.

Ho tentato dunque di rintracciare sul territorio i confini di quel tenimentum-contea di Geraci, così come furono descritti nel 1195, individuando laddove possibile i “segni”, i toponimi e le tracce superstiti di un percorso che ha delimitato e descritto uno dei più antichi possedimenti feudali siciliani. Non senza dare uno sguardo prima, per una completa visione, al contesto storico, ai personaggi e alle comunità coinvolte nella vicenda, attraverso l’analisi delle fonti documentarie e dite e alla luce dei passati e dei più recenti studi sull’argomento.


2012

S. Farinella©

Εγγυον-ENGYON

Dal mito alla storia

Indagine sulla città delle Meteres

 

Da un vero e proprio lavoro di investigazione durato diversi anni (che tuttavia ho dovuto rivedere alla luce di nuovi e recenti apporti scientifici sulla Sicilia antica), è nato questo testo del quale una sintetica anticipazione ho comunque dato in S. Farinella, Engyon: dal Mito alla Storia, in “Nicosia 2008-2010. Atti delle Giornate di storia locale”, Assoro 2010: nello studio vengono analizzati, attraverso una rilettura critica, tutte le fonti letterarie antiche che trattano di Engyona, nonché le diverse localizzazioni proposte per la nostra cittadina dalla storiografia moderna e dagli studi contemporanei. Sullo sfondo degli avvenimenti storici della Sicilia antica e degli ultimi studi e rinvenimenti della ricerca archeologica, si cerca di delineare un possibile profilo storico di Engyon per giungere a una ipotesi per la sua localizzazione.

Ho voluto proporre «una historìa nel senso proprio degli antichi: un resoconto che racchiuda osservazione e narrazione, indagine, analisi e mito; un’investigazione concreta» (B.Hughes, Elena di Troia. Dea, principessa, puttana, Il Saggiatore 2007) alla ricerca di una celeberrima cittadina della Sicilia antica a cui dare un volto e una identità.


2012

S. Farinella©

NICOSIA CIVITAS COSTANTISSIMA

L'aspetto della città demaniale

fra Cinquecento e Seicento

 

Lo studio sulla città di Nicosia alla fine del Cinquecento, attraverso un ricco apparato documentale inedito, ha permesso una seppur parziale ricostruzione della città cinquecentesca, consentendo di mettere a fuoco la società nicosiana del periodo: una società costituita da una classe nobiliare ancora in nuce affiancata da una ricca e potente classe borghese fatta di notabili, commercianti ed artigiani. A queste categorie sociali facevano da contraltare le classi meno abbienti le cui condizioni di vita non erano per niente invidiabili.

Attraverso la lettura e l'analisi di questi documenti è stato dunque possibile ricostruire l'aspetto della cittadina fra il XVI e il XVII secolo, localizzando alcune strutture (come la cosiddetta porta della fera) e i vari rioni che componevano la struttura urbana di Nicosia, descrivendo la conformazione di alcuni ambiti urbani alla fine del '500. Ma è stato anche possibile dare uno spaccato della società nicosiana del periodo, delineando un quadro sufficientemente chiaro delle condizioni di vita delle famiglie del Cinquecento, di alcune delle quali è possibile trovare ancora oggi la naturale discendenza.


2012

S. Farinella©

Nicosia nobile

Famiglie aristocratiche e architetture

(XIV-XIX secolo)

 

Nel luogo comune Nicosia è detta “città dei ventiquattro baroni”, a voler significare la presenza di una casta nobiliare particolarmente numerosa in questa cittadina dell’entroterra siciliano: una concentrazione di famiglie aristocratiche di antico e recente lignaggio che trova riscontro nella storia e nel ruolo che Nicosia, sempre demaniale, godette in seno al Regno di Sicilia.

Proprio alle dimore nobiliari di Nicosia, ma anche alle prestigiose famiglie che ne hanno promosso la realizzazione, è dedicato questo studio storico che ho intrapreso parecchi anni addietro e che ho dovuto interrompere varie volte: da studioso della storia e del passato di questa cittadina, non ho potuto ignorare uno degli aspetti più qualificanti - quello della nobiltà - che hanno segnato in maniera profonda la città nel suo tessuto urbano lasciando segni inconfondibili.

Interpellando le fonti edite e inedite dei vari archivi storici pubblici e privati, ho tentato di ricostruire i due aspetti che riguardano l’aristocrazia cittadina nicosiana, dal XIV al XIX secolo: la presenza delle famiglie nobili e la loro produzione architettonica.